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Dolce e Gabbana omaggiano la città partenopea

L’8 luglio 2016, per la prima, volta due famosi stilisti italiani hanno scelto una location piuttosto atipica come passerella per le loro creazioni: il centro di Napoli.

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L’8 luglio 2016, per la prima, volta due famosi stilisti italiani hanno scelto una location piuttosto atipica come passerella per le loro creazioni: il centro di Napoli. Ed è così che si è parlato di una Napoli alquanto diversa, che si dedica all’Houte Couture grazie ai due stilisti Stefano Gabbana e Domenico Dolce, accompagnati dalla loro musa ispiratrice, Sophia Loren!

stata proprio lei a suggerire la location dell’evento, desiderosa di tornare nei luoghi dove è cresciuta e di cui è cittadina onoraria. Detto, fatto! Ecco che per l’evento un intero quartieri è stato rimesso a lucido, ripulendo le strade, sistemando gli arredi urbani e terminando il restauro del campanile di San Gregorio Armeno (vedi la sfilata cliccando sul link Sfilata D&G a Napoli)

Vogliono che il mondo sappia che Napoli “non è solo problemi, ma anche bellezza di luoghi, opportunità artigianali, calore della gente”.

Lo show si è sviluppato per tutta via San Gregorio Armeno, partendo dal sagrato della basilica di San Pietro dando alla folla la sensazione di una processione di paese. I vestiti avevano stampe ricamate con i quartieri spagnoli, il Vesuvio, la Madonna tempestata di pietre, i babà sui capelli.

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È alla città che la preziosa collezione si è ispirata.

Ritroviamo i limoni di Sorrento e i motivi di maioliche sui tessuti; le ceramiche dipinte a mano offrono ispirazione per le stampe maiolica, in cui esuberanti tonalità di rosso, giallo, blu e verde, foglie e fuori stilizzati creano meravigliosi motivi decorativi. Un vero e proprio tributo all’italianità, che vive di una bellezza senza tempo frutto di un connubio tra la sua storia e la sua gente ( il monastero di Santa Chiara).deg-650x423

Hanno sapientemente omaggiato la cultura popolare partenopea proponendo una fantastica maglia del Napoli con tanto di scritta “Maradona” sul retro (davanti, ovviamente, il nome di Sophia) e un “vestito di San Gennaro” che ha mescolato rispettosamente sacro e profano.

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Il riferimento al Santo Martire è presente fin dal copricapo, che richiama quello straordinario del Tesoro della Cappella, la famosa Mitra in oro con 3694 tra  rubini, smeraldi e brillanti realizzata dall’orafo Matteo Treglia nel 1713. La Mitra fu realizzata per esser posta sul trecentesco busto reliquario di San Gennaro durante la processione dei festeggiamenti che si sarebbero tenuti nell’aprile del 1713. L’abito è tempestato di gemme preziose, spesso incastonate in croci dalla semplice struttura, che ricordano le croci episcopali  donato a San Gennaro come ringraziamento. Il rosso del rubino  rappresenta il sangue dei martiri. Il verde smeraldo era utilizzato fin dai primi cristiani romani ed è il simbolo della rigenerazione totale della coscienza. I pittori cristiani del medioevo rappresentavano la croce di colore verde per indicare la rigenerazione totale della coscienza, la carità e la speranza (nell’Apocalisse, 4,3, l’Eterno si presenta al centro di un arcobaleno verde).

Guardando quegli abiti sfilare è come se, in qualche modo, si ripercorresse gran parte della tradizione storico-artistica napoletana. Questa volta però, a farne da interprete è la sapienza di quegli artigiani italiani maestri nella lavorazione delle stoffe. Sartorialità senza pecche con questa volta un tocco di pop(ci sono anche jeans e t-shirt e il tutto è meno drammatico) che rende questa collezione di alta moda più immediata e viva delle altre.

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