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Storia dell'arte moderna

Il monastero di Santa Chiara a Napoli

Il complesso monumentale è sopravvissuto negli anni al susseguirsi di vicissitudini che lo hanno messo in pericolo, non ultimo il bombardamento aereo del 1943, soprattutto l’interno.

Nel cuore della città partenopea si cela un piccolo gioiello incastonato tra le vie del famoso quartiere Spaccanapoli, il quale rappresenta una meta da non trascurare per tutti gli appassionati di maiolica. Dopo aver percorso la folcloristica via di San Gregorio Armeno, incontriamo alla nostra sinistra il Monastero di Santa Chiara, un complesso monumentale che risale al 1310 voluto dal re Roberto d’Angiò e sua moglie Sancia di Maiorca su progetto dell’architetto Gagliardo Primario. Probabilmente fu proprio sua moglie che decise di realizzare questa piccola cittadella francescana, forse per rendere omaggio al suo desiderio represso di vita monastica.

Il complesso monumentale è sopravvissuto negli anni al susseguirsi di vicissitudini che lo hanno messo in pericolo, non ultimo il bombardamento aereo del 1943, soprattutto l’interno. Questo si presenta oggi unitario e semplice, a navata unica, senza transetto, con cappelle laterali illuminate da bifore e trifore.  

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Al bombardamento fecero seguito restauri piuttosto incisivi che andarono ad eliminare tutto ciò che di settecentesco vi era rimasto per dare spazio alle forme gotiche, che si fanno presente attraverso l’enorme rosone che orna la facciata della chiesa.

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Il chiostro

Celebre è poi il grandioso chiostro maiolicato delle Clarisse: originariamente di matrice gotica, questo fu trasformato nel 1742 da Domenico Antonio Vaccaro che ne rivestì la struttura e i ben 72 pilastri ottagonali di stupende mattonelle policrome in gusto rococò, disegnate dallo stesso Vaccaro e realizzate dai “riggiolari”(vedi Riggiola, mattonelle, termine napoletano che deriva dallo spagnolo “rajola”) napoletani Donato e Giuseppe Massa.


I pilastri, intervallati da sedili, sono decorati con motivi a tralci di viti e glicini, che si avvolgono a spirale fino al capitello di sostegno del pergolato. Sulle spalliere dei sedili, anch’essi maiolicati, sono rappresentati motivi agresti, marinari e mitologici. I colori giallo e blu delle maioliche ben si combinano con gli alberi e le piante che decorano il chiostro: i limoni, la vite, il glicine.

Il chiostro vede la presenza di due ampi viali interni che si incrociano al centro e da ampie aree a giardino, prevalentemente destinato ad agrumeto; come si intuisce anche dai temi delle decorazioni, all’epoca esso si caratterizzava più come giardino di delizie che come luogo semplicemente destinato al raccoglimento e alla preghiera. Oggi è un efficace rifugio per chi cerca un angolo di quiete e silenzio nel cuore della città.

La tradizione dell’arte della maiolica a Napoli è qui presente, a testimoniare come l’antica arte risalente al medioevo, giunge nel Settecento a un livello altissimo. Risultati che erano già ben riconosciuti al tempo, come dimostra, ad esempio, la testimonianza dell’illuminista Giuseppe Maria Galanti il quale afferma che anche ad opera del sovrano Carlo di Borbone “la maiolica nella capitale è stata portata a meraviglioso gusto e perfezione, perché dal re è stata vigorosamente protetta …”.

A determinare la dimensione dei quattro quadri che compongono tutto quanto il chiostro di Santa Chiara, distinto dal giardino e dall’orto e dall’agrumeto, sono gli adornamenti vari e le fontane intelaiate dall’elemento comune di una bordatura composta di piperno massificato o pietra Dolce di Sorrento che cinge il terreno in sinuose curve concave e convesse.

Le maioliche del monastero di Santa Chiara a Napoli

I pilastri maiolicati, con scuri capitelli di pietra chiamati e ‘cimmase, atti a sorreggere effettivamente l’incastro delle pergole, unica parte non maiolicata dei pilastri. Le pergole sono 64 a sezione ottagona e non si uniformano al carattere dei pilastri di natura gotica. Ogni singola mattonella colorata è lavorata “…come fosse unica sola preoccupazione” data la conformazione delle colonne su cui si è andati ad agire.


Le colonne infatti, avendo mantenuto un carattere essenzialmente primitivo di forma, dunque quadrata, impongono un’esecuzione particolarmente difficile della collocazione in asse della mattonella smaltata, che evidente hanno non poco sofferto per trovar abile svolgimento sul piedistallo, la cui altezza è pari a quella dei sedili, che si alternano ai pilastri ad uso di Canapè.

A pervadere tutta quanta l’opera del chiostro di quella organica unità formale il senso di movimento dato dalla forma dei disegni composti dalle mattonelle ritraenti motivi floreali ascendenti dalla base delle facce dei pilastri inclinate in direzione opposta alla spirale.

Invece, le parti dei quattro lati del Chiostro, interrato un piano sotto rispetto ai portici, sono rivestiti da affreschi seicenteschi raffiguranti Santi, allegorie e scene dell’Antico Testamento.


Per completare la visita del complesso è possibile ammirare all’interno della struttura il Museo dell’Opera che conserva alcuni tesori scampati al bombardamento del 1943, uno stabilimento termale del I sec. d.C. e un tradizionale presepe con pastori del Settecento e dell’Ottocento.

Per maggiori informazioni visitate il sito Il monastero di Santa Chiara a Napoli.

Orari

Di seguito gli orari del monastero di Santa Chiara a Napoli.

Complesso Monumentale: Feriali 9.30 – 17.30 / Festivi 10.00 – 14.30

Chiesa: 7.30 – 13.00 / 16.30 – 20.00

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Una risposta su “Il monastero di Santa Chiara a Napoli”

[…] Ritroviamo i limoni di Sorrento e i motivi di maioliche sui tessuti; le ceramiche dipinte a mano offrono ispirazione per le stampe maiolica, in cui esuberanti tonalità di rosso, giallo, blu e verde, foglie e fuori stilizzati creano meravigliosi motivi decorativi. Un vero e proprio tributo all’italianità, che vive di una bellezza senza tempo frutto di un connubio tra la sua storia e la sua gente ( il monastero di Santa Chiara). […]

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