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Estetica e Filosofia

Perché dovremmo leggere Socrate

“Conosci te stesso, e nulla di troppo”. Intorno al motto dell’oracolo di Delphi Conosci te stesso ruota il pensiero di Socrate. Secondo il filosofo greco la verità risiede dentro di noi, dobbiamo soltanto tirarla fuori. Come? Attraverso il dialogo.

Non tutti sanno quanto Socrate sia stato importante per la storia della filosofia e quanto lo sia nella vita di tutti i giorni. Il ragionamento del filosofo ci può far capire meglio come approcciarsi alle opinioni degli altri. Non tutto è veritiero, alcune informazioni che ci giungono sono false notizie (fake news). Questo articolo vi farà capire cosa c’è da sapere su Socrate.

Perché dovremmo leggere Socrate

“Conosci te stesso, e nulla di troppo” recita l’iscrizione sul frontone del Tempio di Apollo a Delphi. In latino nosce te ipsum.

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Testo completo: ” Ti avverto, chiunque tu sia. Oh, tu che desideri sondare gli arcani della natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il tesoro degli dei. Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’universo degli dei.”

Intorno al motto dell’oracolo di Delphi Conosci te stesso ruota il pensiero di Socrate. Secondo il filosofo greco la verità risiede dentro di noi, dobbiamo soltanto tirarla fuori. Come? Attraverso il dialogo.

Socrate è stato uno tra i più importati filosofi d’occidente, maestro di Platone. Purtroppo di Socrate non ci restano testi scritti. Fatto insolito, ma il filosofo non riteneva giusto riportare per iscritto i suoi pensieri.

Per Socrate fare filosofia significava dialogare incessantemente con gli altri e con se stessi. Intendeva dedicarsi alla ricerca filosofica oralmente, senza riportare su carta nulla, perché considerava la scrittura appannaggio della verità. Il suo pensiero sulla scrittura riprende le parole che il re egiziano Thamus rivolge a Theut inventore della scrittura:

Tu offri ai discenti l’apparenza, non la verità della sapienza, perché quando essi, mercè tua, avranno letto tante cose senza nessun insegnamento, si crederanno in possesso di molte cognizioni, pur essendo fondamentalmente rimasti ignoranti e saranno insopportabili agli altri perché avranno non la sapienza, ma la presunzione della sapienza.

Qual era l’oggetto del dialogo? L’uomo, chiaramente. La sua natura, le sue virtù, e non più la natura o l’universo come Talete e i filosofi precedenti. Il passaggio dalla natura all’uomo come oggetto di ricerca avviene quando ci si comincia a chiedere come mai soltanto l’uomo si interroga di questi principi. Ecco che i riflettori si accendono sopra di noi.

Ma cosa diceva Socrate di così importante che può aiutarci in questo? In realtà Socrate era il primo che affermava la sua ignoranza davanti al mondo. Uno dei suoi motti più famoso era il so di non sapere. Sapiente è soltanto chi sa di non sapere. Quella di Socrate appare (e appariva) come una sorta di denuncia, anche un po polemica, di tutta quella categoria di individui (politici, sacerdoti, poeti) che pretendono si saperla lunga sull’uomo, convinti di avere il dogma della vita. Il dogma è generalmente un principio solitamente alla base di una religione, ma anche di una semplice idea, da considerarsi come vero. Ecclesia docens, ecclesia discens. La chiesa insegna, il popolo impara.

Questo metodo, che chiameremo catechetico, dove io detentore di un sapere insegno a te quel sapere, non è per noi nuovo. Infatti il nostro sistema scolastico si basa su questo principio. Un principio che da per certo che qualcosa possieda un sapere, basta trasmetterlo. Socrate invece ipotizza che la verità dimori in ognuno di noi. Una verità nascosta. Nascosta da cosa? Dalle nostre idee, opinioni. Cosa deve fare il filosofo? Deve tirar fuori la verità che si cela dentro di noi. Deve portare studenti e allievi a giungere alla verità. Si tratta della famosa arte della maieutica, in cui il ruolo del filosofo viene paragonato a quello di una levatrice. Come una levatrice o ostetrica aiuta il bimbo a venire al mondo, così il filosofo aiuta l’allievo a raggiungere la verità attraverso la domanda. La domanda ti porta alla ricerca. L’insegnante non è colui che riversa dentro di te la sua conoscenza, come se riempisse un vaso. Ma è colui che ti insegna ad auto educarsi, ossia ti da gli strumenti per conoscere.

Oggi si tende a credere a qualsiasi informazione viene letta o diffusa, soprattutto attraverso i social. I social hanno dato a voce a tutti. Tra questi tutti c’è chi afferma che la terra è piatta, che i vaccini fanno male e il surriscaldamento globale è una bufala. Il web è pieno zeppo di informazioni. Attenzione però, non tutte le informazioni sono veritiere. Ci sono affermazioni che spesso nascondo delle ignoranze (ignoranza, dal verbo ignorare, non sapere) non consapevoli di essere tali. Ed è qui che ci venire in aiuto il pensiero di Socrate. Secondo Socrate è importante ammettere di essere ignorante. Soltanto ammettendo tale condizioni si può andare oltre, e superare quel limite che ci impone l’ignoranza.

Giunti a questo punto Socrate afferma che non bisogna arrendersi ma continuare a ricercare una conoscenza. Tradotto nel nostro linguaggio: mi informo sui vaccini, mi informo sulla forma della terra, mi informo sulle condizioni climatiche.

Socrate ci insegna a non smettere di ricercare la verità, ma essere stimolati a cercarla perché solo chi sa di non sapere cerca di sapere. Non dobbiamo perdere lo stimolo ad indagare e ricercare la verità.

Sconfiggere l’ignoranza con l’ironia

C’è un momento nel dialogo in cui, secondo Socrate, bisogna usare l’ironia. L’ironia socratica è una tecnica oratoria e un gioco di finzione, in cui appunto si finge di non sapere e addirittura si comincia a fare domande all’interlocutore. Le domande hanno lo scopo di mettere in dubbio le persone, egli stesso diceva “io, più di chiunque altro dubbioso, faccio si che anche gli altri siano dubbiosi”. Così facendo crollava il muro di deboli ed avventate risposte e si giunge a mostrare alla persona l’inconsistenza delle sue persuasioni. Ed ecco che l’interlocutore dovrà di nuovo mettersi alla ricerca della verità, ad indagare.

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