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Estetica e Filosofia Storia dell'arte moderna

La fontana del Tritone e il mito greco di Deucalione e Pirra

La fontana del Tritone, uno dei tanti capolavori di Gian Lorenzo Bernini che decorano le piazze di Roma. Il soggetto della fontana è ripreso dal mito di Deucalione e Pirra. Fu commissionata da papa Urbano VIII nel 1642-43 e costruita in piazza Barberini, nel cuore della città di Roma.

La fontana del Tritone, uno dei tanti capolavori di Gian Lorenzo Bernini che decorano le piazze di Roma. La fontana fu commissionata da papa Urbano VIII nel 1642-43 e costruita in piazza Barberini, nel cuore della città di Roma.

Dobbiamo sapere che la fontana del Tritone, oltre ad essere una delle perle del Barocco romano, è una rappresentazione ben precisa di un mito greco. La figura che poggia sulla conchiglia è quella di Tritone, che per gli antichi Greci rappresentava un dio marino, una creatura del mare dal corpo metà di uomo e metà di pesce.

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La fontana del Tritone in Piazza Barberini, Roma

Cosa raffigura la fontana del Tritone a Roma

Iniziamo a vedere meglio cosa è rappresentato nell’omonima scultura del Bernini. Osservando meglio la fontana noteremo che Tritone sta soffiando dentro uno strumento a fiato, chiamato la buccina, o conchiglia tortile, e che invece del suono, dalla conchiglia fuoriesce un getto d’acqua.

Non è un momento scelto a caso: Bernini nella sua opera vuole rappresentare il mito del Diluvio Universale nel mondo greco e lo fa ispirandosi all’episodio raccontato nel famoso libro le Metamorfosi di Ovidio.

fontana_del_tritone_bernini_roma

Giunti ad un punto della narrazione, Ovidio ci racconta di quando Zeus decise di eliminare la stirpe dei mortali. La drastica decisione del re degli dei non era affrettata ma aveva una spiegazione molto semplice. Dalla primitiva età dell’oro la corruzione tra uomini crebbe sempre di più fino a quando l’essere umano non commise il peccato più grave per gli dèi: peccarono di Hybris, ossia di superbia o tracotanza, paragonandosi agli dèi dopo che Prometeo aveva donato loro il fuoco.

Deucalione_Pirra_Farnesina

Portando il fuoco Prometeo aveva dato loro ricchezza, potere, vigore, forza e allo stesso la presunzione di potersi mettere sullo stesso piano degli dèi. Questa “colpa” dovuta a un’azione che viola le leggi divine su ripercuote nel tempo ed è la causa per cui a distanza di molti anni i personaggi o la loro discendenza subiscono una punizione. Questo spiega come mai nella cultura greca all’Hybris fa sempre seguito la nèmesis, la vendetta divina contro i misfatti degli uomini. Se proseguiamo nel racconto di Ovidio vedremo che gli avvenimenti seguono la stessa legge: a ristabilire l’ordine delle cose, intervenne Zeus, che per far scontare la colpa di cui Prometeo si era macchiato, decide di distruggere la stirpe umana. Perché, secondo Zeus, «se un male incurabile affligge il corpo, va reciso col ferro, perché la parte sana non sia contagiata».

Senza pietà decide di sommergere il genere umano con le onde del mare, insieme ad un diluvio che scoppia nel cielo. Ad aiutarlo intervenne Noto, uno dei quattro venti figlio di Eolo, signore dei venti, che porta con se vento caldo e pioggia. Poi fu chiamata Iride, la messaggera di Giunone, colei che ha il compito di annunciare agli uomini messaggi funesti come la tempesta che li stava per minacciare. Zeus non si limita a chiamare gli dèi del cielo ma scatena una tempesta anche sulla terra con l’aiuto di Nettuno, dio del mare.

Al termine del diluvio tutti gli uomini morirono tranne due, Deucalione e Pirra, salvati da Zeus che li riteneva, lui principe onesto, giusto e religioso nonostante fosse figlio di Prometeo, e lei l’unica donna savia e virtuosa. Erano gli unici che si meritavano di esser salvati e di far ricominciare il genere umano. A fermare la pioggia che stava affliggendo la terra da nove giorni, Zeus chiama Tritone che, proprio come nella scultura di Bernini, emerge dalle acque «con le spalle coperte di incrostazioni marine». Con l’intervento di Tritone tutto tornò alla normalità e Deucalione e Pirra, ormai salvi, poterono dare vita alla nuova stirpe umana, avendo il consenso degli dèi. Zeus mandò loro in aiuto l’oracolo di Temi, colei che viene invocata nei momenti in cui si vuole ristabilire l’ordine. La dea indica ai due di gettare dietro di loro «le ossa della grande madre».

I due rimasero sconcertati in quanto non capivano cosa volesse dire la dea, Pirra non voleva assolutamente gettare le ossa della propria madre! In realtà Temi per Madre intendeva Gea, la madre terra, e per ossa intendeva le pietre. Chiarito il dubbio Deucalione e Pirra cominciano a lanciarsi dietro di loro delle pietre ed ecco che queste pietre si trasformarono in sagome umane. I sassi scagliati dalla mano dell’uomo divennero uomini, quelli lanciati dalla donna diedero vita alle femmine.

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Deucalione e Pirra – Baldassarre Peruzzi ( o bottega) 1517-1518, Roma, Villa Farnesina, Sala della Prospettiva

Un mito che ricorre in molte religioni

Ecco svelata la storia mitica che si cela dietro la possente figura del Tritone nella fontana del Bernini. Evidentemente Urbano VIII volle paragonarsi al Tritone in quanto come lui portò pace e vita, facendo sgorgare anche lui l’acqua dalla collina. Bernini riprese un tema presente in molte religioni e culture: quello del diluvio universale. E’ un elemento ricorrente in varie mitologie, usato con l’intento di espiare le colpe di cui ci si macchia per ricominciare una nuova era. Nella cultura cristiana per esempio, la cattiveria dell’uomo, che si è macchiato del peccato originale, viene espiata attraverso il diluvio da cui ne uscirà vivo solo Noè e la sua stirpe, considerato nuovo progenitore dell’umanità.

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